Un viaggio sulla Ciclovia dei Parchi di Calabria

La Ciclovia dei Parchi della Calabria ci aspetta. Pedaleremo oggi solo per poche decine di chilometri di un percorso molto, ma molto più lungo. Crediamo che sia una idea vincente per valorizzare appieno le bellezze della nostra regione.

Dal confine con la Lucania fino all’estrema Calabria meridionale i cicloturisti passeranno lungo le “strade blu” che dal Pollino, attraverso la Sila e le Serre, li porteranno fino all’Aspromonte. Potranno osservare tipologie diverse di paesaggio, con foreste, corsi d’acqua, laghi e campagne di ogni genere, ma faranno anche l’esperienza dei paesi di Calabria, questa sì veramente importante perché ricca di un’umanità accogliente e generosa.

Raduno a San Basile, paesino disteso alle pendici della catena del Pollino. L’intenzione è di recarci in direzione di Castrovillari e di Morano Calabro. Scarichiamo le bici dalle nostre auto parcheggiate davanti al Santuario di Santa Maria, uno dei soli tre monasteri di rito greco-bizantino esistenti in Italia, sorto intorno all’antico cenobio bizantino di San Basilio Craterete. Prima di partire osserviamo il sontuoso panorama dei monti e della sottostante piana di Sibari. Da lontano ci occhieggia l’azzurro dello Ionio. Partiamo, infilandoci in poco tempo nel dedalo di viuzze del borgo scelto dal FAI come simbolo delle bellezze di Calabria e raggiungiamo la piazza dove ci attendono gli amici. I tempi sono difficili, il Covid ci impedisce tante libertà, ma non quella di andare in bicicletta. Osserviamo la chiesa che domina la piazza. Lo stile è il tardo barocco settecentesco. Diamo un’occhiata all’interno. C’è qualcosa che la diversifica rispetto alle solite chiese, perché l’altare è separato da un tramezzo ligneo, l’iconostasi, ricca di icone, che la rivelano come appartenente al cattolicesimo di rito greco. Eh, sì, San Basile (Shën Vasili) è uno dei paesi albanofoni di Calabria. Appartiene alla comunità arbëreshë, cioé a quegli albanesi rifugiatisi nel Mezzogiorno d'Italia dopo la conquista turca della loro terra. Gli abitanti ricordano ancora con amarezza quei giorni salutandosi con la frase: "Gjaku jonë i shpri-sht" (ll nostro sangue sparso). Alcune persone ci osservano curiose mentre riempiamo le borracce alla fontanella. Non è più tempo di indugi.

Int abbazia s.basile

Prendiamo una tortuosa strada in discesa, i cui tornanti ci fanno godere il panorama fatto di vegetazione mediterranea e pinnacoli rocciosi. I nostri sguardi sembrano dire: “quanto è bella la Calabria”. Superato il ponticciolo in fondo alla gola, impegniamo la salita che ci conduce a Castrovillari, la capitale del Pollino. Pochi chilometri bastano a sfinire alcuni di noi. Per fortuna la cittadina ci accoglie con la sua aria moderna e graziosa. Decidiamo di deviare il percorso verso la “Civita”, la parte antica, che è collocata all'estremità di uno sperone roccioso. Castrovillari è di antico lignaggio. Nel suo governo si sono susseguiti normanni e svevi, poi gli angioini, seguiti dagli aragonesi, genti che le diedero il carattere medievale. Agli iberici si deve il Castello Aragonese, che giganteggia davanti ai nostri occhi. Vaghiamo tra le stradine del centro storico passando davanti al duecentesco Protoconvento francescano, poi ci rechiamo davanti al santuario della Madonna del Castello. Una breve pausa, infine riguadagniamo la “città nuova”, pedalando lungo il corso principale, che è chiuso, per fortuna, al traffico. Facciamo attenzione ai pedoni che si intrattengono davanti alle vetrine dei numerosi negozi. Risaliamo verso la vecchia SS 19 che si dirige verso Salerno per prendere la ciclabile. Ricavata sul vecchio tracciato Castrovillari-Lagonegro delle defunte Ferrovie Calabro-Lucane, fino ad alcuni decenni fa era l’unico modo per spostarsi tra le due regioni. Come le altre tratte ferroviarie, la Cosenza-Catanzaro e la Cosenza-San Giovanni in Fiore, essa permetteva di togliere dall’isolamento invernale intere popolazioni, altrimenti isolate per la carenza di buone strade. Oggi queste ferrovie sono dismesse a causa di frane e disservizi vari, ma potrebbero diventare in futuro volano turistico se adattate al pubblico dei cicloturisti. Ce lo conferma la ciclabile da cui possiamo godere con calma della visione delle incombenti cime dei monti Pollino, Pollinello e Dolcedorme. Davanti a noi la giovane e già rigogliosa vegetazione primaverile si alterna a spicchi di campagna verde smeraldo. A breve dovrebbe apparire la nostra meta. Ancora una curva… ecco Morano. Rimaniamo ogni volta stupiti a vederlo: una piramide di case. Ci scambiamo le riflessioni sul fascino perenne del borgo calabro pensando ai tanti viaggiatori del Grand Tour che lo descrissero nei loro racconti di viaggio.

Int Ciclabile Morano

Morano Calabro è il classico esempio della Calabria più pittoresca. Pedaliamo di buona lena passando sotto una bella costruzione di quello che doveva essere un casello ferroviario. Questi luoghi meritano un soggiorno, per il paesaggio, la gentilezza dei suoi abitanti, per la gastronomia e il buon vino. La ciclabile è finita, la lasciamo con rimpianto e ci addentriamo tra le vie scegliendo infine un bar proprio sotto la muraglia di case antiche. Il ragazzo con cui chiacchieriamo mentre sorseggiamo un caffè ci racconta che il paese si riempie destate quando ritornano i suoi vecchi abitanti, soprattutto dal Brasile. Amaro destino per una regione che si sta svuotando delle sue forze migliori. Inforchiamo le bici aggirando la impressionante “cinta muraria” fatta di case affastellate luna sullaltra e prendiamo la ripida strada per il castello. Da lassù il panorama è incredibile: la vista si allunga dai monti verso il mar Ionio. Meditiamo sulle enormi potenzialità della Calabria, mentre passiamo davanti al monastero di San Bernardino da Siena, complesso tardo gotico, che conserva il famoso Polittico del Vivarini. Abbiamo percorso quasi 40 km e siamo un po’ tristi perché sta finendo il nostro piccolo viaggio. Ci consoliamo pensando che ci restano da esplorare altri 500 chilometri.

„Eh sì, la Ciclovia dei Parchi calabresi è una lunga e intrigante strada..“
Marcello Carbone, Pietro D’Ambrosio e Pierluigi Pedretti [FIAB Calabria]

 

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